Chi è il procacciatore d’affari immobiliare?
Il procacciatore d’affari è chi segnala occasioni di affari a un’impresa agendo su incarico di una parte, senza vincolo di stabilità e senza essere imparziale. Si distingue dal mediatore, che mette in relazione due parti restando indipendente da entrambe e che, in ambito immobiliare, deve essere iscritto presso la camera di commercio. La differenza non dipende da come si chiama l’accordo ma da come ci si comporta: chi tratta sul prezzo, raccoglie proposte o conduce la trattativa sta svolgendo mediazione, e se non è iscritto non ha diritto alla provvigione.
Differenza tra mediatore e procacciatore d’affari
Il mediatore mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione o dipendenza. È la figura dell’articolo 1754 del codice civile, e il diritto alla provvigione nasce dall’articolo 1755: spetta da ciascuna delle parti quando l’affare è concluso per effetto del suo intervento. In materia immobiliare l’esercizio è riservato agli iscritti presso la camera di commercio.
Il procacciatore d’affari agisce invece per conto di una sola parte, su suo incarico, e non è tenuto all’imparzialità. È una figura atipica, non disciplinata da una legge propria, a cui si applicano per analogia alcune regole del contratto di agenzia. Non ha vincolo di stabilità: segnala quando capita, senza obbligo di attivarsi.
La conseguenza pratica. Chi svolge di fatto mediazione immobiliare senza iscrizione non solo è soggetto a sanzione: non può pretendere il compenso, nemmeno se l’affare si conclude. È il motivo per cui molte segnalazioni immobiliari restano non pagate, e perché la forma dell’accordo conta meno del comportamento tenuto.
Procacciatore occasionale o continuativo
La distinzione cambia gli obblighi fiscali e previdenziali, ed è la domanda più frequente.
Occasionale significa senza organizzazione e senza continuità: qualche segnalazione all’anno, non programmata. Il compenso rientra fra i redditi diversi e si documenta con una ricevuta per prestazione occasionale, con ritenuta d’acconto del venti per cento. Non serve partita IVA.
Continuativo significa che l’attività è abituale, organizzata e ripetuta nel tempo. In questo caso serve la partita IVA, con il relativo inquadramento e gli obblighi contributivi. Il codice ATECO usato di norma è quello degli intermediari del commercio, da verificare con il proprio consulente in base all’attività reale.
La soglia non è un importo: contano frequenza, organizzazione e sistematicità. Due segnalazioni l’anno e due al mese non sono la stessa cosa anche a parità di incasso, ed è una valutazione che va fatta caso per caso.
Il contratto: cosa deve contenere
Non esiste un modello obbligatorio, ma un accordo scritto è l’unica cosa che rende esigibile il compenso. Questi sono i punti che non possono mancare.
Chi viene segnalato, e quando. Nome e data della segnalazione: è l’elemento che conta se sorge una discussione su chi ha portato chi.
Su cosa si calcola il compenso. Sulla provvigione incassata dall’impresa, non sul prezzo dell’immobile. È il fraintendimento più comune e produce cifre fuori scala.
Quando è dovuto. Alla conclusione dell’affare e all’incasso della provvigione, di norma al rogito.
Per quanto tempo vale. Se la persona segnalata conclude dopo mesi, il compenso spetta ancora? Ventiquattro mesi è un periodo usuale, ma va scritto.
Che non c’è esclusiva né obbligo di attivarsi, se è questo che le parti vogliono: è ciò che distingue il procacciamento dall’agenzia e va detto, perché un accordo che prevede zone, obiettivi e stabilità può essere riqualificato come rapporto di agenzia, con conseguenze molto diverse.
Chi non può farlo
Alcune situazioni escludono l’attività, e vanno verificate prima di accordarsi.
Chi è dipendente pubblico, salvo autorizzazione. Chi si trova in condizioni di incompatibilità previste per la mediazione, se l’attività sconfina in quella. E chi appartiene a un ordine professionale le cui regole deontologiche limitano i compensi ricevuti da terzi in relazione a clienti propri: alcune professioni richiedono quantomeno che il cliente sia informato.
Questa pagina descrive la prassi e il quadro generale, non sostituisce un parere: prima di strutturare un accordo continuativo conviene verificarlo con il proprio commercialista e, per gli iscritti a un albo, con il proprio ordine.
Come funziona Realux
Realux ha un accordo dedicato per i professionisti che segnalano: commercialisti, avvocati, notai, gestori patrimoniali. La segnalazione resta una segnalazione — non si entra nella trattativa, quindi non si svolge mediazione — e il rapporto con il cliente resta di chi lo ha portato.
La segnalazione è tracciata con la sua data, il compenso è concordato prima e la durata è scritta. Il cliente viene assegnato a un agente immobiliare selezionato della rete nella zona che gli serve.
Vedi l’accordo per i consulentiDomande frequenti
- Cosa rischia chi esercita mediazione senza essere iscritto?
- La legge prevede una sanzione amministrativa e l’obbligo di restituire quanto percepito. La conseguenza più pesante, però, è civilistica: chi non è iscritto **non ha diritto alla provvigione**, quindi se la controparte si rifiuta di pagare non c’è nulla da far valere. È il motivo per cui la distinzione fra segnalare e trattare non è formale.
- Come si documenta una prestazione occasionale con ritenuta d’acconto?
- Con una ricevuta che indica le parti, la prestazione svolta, l’importo lordo, la ritenuta d’acconto del venti per cento e il netto da corrispondere. Il committente versa la ritenuta e rilascia la certificazione unica l’anno successivo. Sopra una certa soglia annua di compensi occasionali scattano obblighi contributivi: è una verifica da fare con il proprio commercialista.
- Quanto prende un procacciatore d’affari immobiliare?
- Nella prassi italiana fra il 10% e il 25% della provvigione incassata dall’agenzia, non del prezzo dell’immobile. La percentuale sale con la qualità della segnalazione: un cliente già deciso e presentato personalmente vale più di un nome passato al telefono. Non esiste una misura fissata per legge: vale quello che è stato concordato per iscritto.
- Serve la partita IVA per fare il procacciatore d’affari?
- Non per un’attività genuinamente occasionale, che si documenta con una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto. Serve quando l’attività diventa abituale e organizzata. La valutazione dipende da frequenza e sistematicità più che da un singolo importo, ed è una domanda da porre al proprio commercialista prima di iniziare.
- Qual è la differenza tra procacciatore d’affari e agente di commercio?
- L’agente di commercio ha un incarico stabile, una zona assegnata e l’obbligo di promuovere gli affari con continuità; è iscritto e soggetto alla relativa disciplina, compresa l’indennità di fine rapporto. Il procacciatore non ha stabilità né obbligo di attivarsi: segnala quando capita. Un contratto di procacciamento che prevede zone e obiettivi rischia di essere riqualificato come agenzia.
- Chi segnala un acquirente ha diritto alla provvigione?
- Ha diritto al compenso concordato se l’accordo esiste ed è rispettato, e se l’attività svolta è realmente una segnalazione. Se invece chi segnala ha condotto la trattativa o raccolto proposte senza essere iscritto come mediatore, la giurisprudenza esclude il diritto al compenso anche ad affare concluso.
- Esiste un fac simile di contratto di procacciamento d’affari?
- Ne circolano molti, e quasi tutti mancano dei due punti che contano nell’immobiliare: la base di calcolo del compenso, che deve essere la provvigione e non il prezzo, e la durata entro cui la segnalazione resta valida. Un modello generico va adattato, perché è proprio su quei due punti che nascono le controversie.

